mercoledì 24 maggio 2017

L'ORA DE LA MORA (Video live e testo)

La morra è un argomento più volte toccato in queste pagine.
 E' stato l'argomento della mia tesi di laurea, la quale a sua volta ha ispirato un documentario.
Ci ho scritto un coro della montagna in solandro (qui la prima versione più coro, qui quella nel disco meno coro).
Ma la cosa migliore che ho scritto sulla morra è questa canzone, L'ora de la mora.
La faccio da quasi dieci anni.
Probabilmente è la miglior canzone che abbia mai scritto.
La faccio in acustico totale a tre quarti del concerto, così chi la vuole ascoltare la ascolta, chi vuole bere al bar o chiacchiera,  beve al bar o chiacchiera e non la ascolta.
Nella prima strofa si cerca il quarto giocatore e si chiede al prete di partecipare.
Nella seconda strofa c'è una donna (impersonata dalla mia amica Irene) che arriva a recuperare il suo uomo ubriaco (interpretato dal suo compagno El Barnabi) che gioca alla morra, per riportarlo ai suoi doveri famigliari.
E' una canzone vecchia ma mi piaceva non ci fosse mai stato modo di documentarla per gli occhi.
Eccolo quindi.




L'ORA DE LA MORA

Fan doi colpi ala mora

Un par un
Cià la mora
Caterina
Seila
Tutta la voglio
Trema a dirlo
Do soleti
Trema 'l papa
Doi man
Nove no vegno
Va' che gias batù sora
T'hai dit spetel cacì
 
Vei ci don, fan doi colpi ala mora
E, se es n'om, dai doi colpi ala mòra
Vei ci om, fan doi colpi ala mora
No narastus a ciasa bonora
Che l'e l'ora
L'ora de dir...
 
Trielina
Sei alora
Do'ntel cul
E cik ciok
Larga la voglio
Oto otoni
Settebello
Trema 'l papa
Doi man
Cater a bater
Dai che l'è rossa
Chesto tel fon séc

Vei ci om, torna a ciasa e laora
Che l'è ora
'Mplanta io coi toi colpi ala mora
E se es n'om dai doi colpi ala mòra
La me mòra
Prima che la pasion la te mora
Semper che el te tiria ancora
 
Fan doi colpi ala mora
Fan doi colpi all'amore 


TRADUZIONE IN ITALIANO

L'ORA DELLA MORRA

Fan doi colpi ala mora / Facciamo due colpi alla morra

Un par un
Cià la mora
Caterina
Seila
Tutta la voglio
Trema a dirlo
Do soleti
Trema 'l papa
Doi man
Nove no vegno
Va' che gias batù sora / Occhio ci hai battuto sopra (=hai perso il punto)
T'hai dit spetel cacì / Ti ho detto aspettalo qui
 
Vei ci, don, fan doi colpi ala mora / Vieni, don, facciamo due colpi alla morra
E, se es n'om, dai doi colpi ala mòra / E se sei un uomo dai due colpi alla mora
Vei ci om, fan doi colpi ala mora / Vieni , uomo, facciamo due colpi alla morra
No narastus a ciasa bonora / Non te ne andrai a casa presto
Che l'e l'ora / Che è l'ora
L'ora de dir... / L'ora di dire...
 
Trielina
Sei alora
Do'ntel cul
E cik ciok
Larga la voglio
Oto otoni
Settebello
Trema 'l papa
Doi man
Cater a bater
Dai che l'è rossa / Forza, manca un punto
Chesto tel fon séc / Questo te lo faccio al primo colpo

Vei ci om, torna a ciasa e laora / Vieni, uomo, torna a casa a lavorare
Che l'è ora / E' ora
'Mplanta io coi toi colpi ala mora / Finiscila coi tuoi punti alla morra
E se es n'om dai doi colpi ala mòra / E se sei un uomo, dai due colpi alla mora
La me mòra / La mia mora
Prima che la pasion la te mora / Prima che ti muoia la passione
Semper che el te tiria ancora / Sempre che ti tiri ancora
 
Fan doi colpi ala mora / Facciamo due colpi alla morra
Fan doi colpi all'amore / Facciamo due colpi all'amore

martedì 23 maggio 2017

I ME DIS CHE BEVI (video live e testo)


I ME DIS CHE BEVI

Giai i sogni nadi a vòut
Emplantadi sota 'n clòut
I giai io sghizadi
Encuzoladi
A smarzir zol font an vout
Ma can che l'è le siei
Von al bar e i me 'mpar tuti bei
Bevi na sgnapa de ca bona
E ve mandi tuti 'n mona

I ma dit de bever puèc
Ma a mi me 'mpar de bever masa puèc
Son en bastian contrari
E nin bevi aposta en lez
E can che fon a pache don come dar al ors
E se giai en cortel scorteli nfin che no l'è bous

I ma dit che son en stronz
En bastardo senza cuèr
Ma mi el cuèr el giai
E l'hai ligià su col fil de fer
Calchedun ma volest ben, grazie!
L'è che no m'n fon engot
Ai ancia volest ben a calche feuna
Par dies menuti al bot

Giai en ziro calche fiòl
Bastardi come mi
Propi come mi gi plaserues far en cazzo tut el dì
Ma can che l'è amò not me svegli
Giai da nar a laoràr
Spantezi e sugi fuèr le ostie
Finché no zimi 'l bar

No l'è le bale che me fa mal
L'è restar ci sgizadi sota sta val

I me dis che bevi
Ma no lo sa 'nzun
La sé che patisi


TRADUZIONE IN ITALIANO 

I me dis che bevi / Mi dicono che bevo

Giai i sogni nadi a vòut / I miei sogni sono caduti
Emplantadi sota 'n clòut / Piantati sotto un chiodo
I giai io sghizadi / Ce li ho li schiacciati
Encuzoladi / Accucciati
A smarzir zol font an vout / A marcire in fondo a una cantina
Ma can che l'è le siei / Ma quando sono le 6
Von al bar e i me 'mpar tuti bei / Vado al bar e mi sembrano tutti belli
Bevi na sgnapa de ca bona / Bevo una grappa buona
E ve mandi tuti 'n mona / E vi mando tutti in figa

I ma dit de bever puèc / Mi hanno detto di bere poco
Ma a mi me 'mpar de bever masa puèc / Ma a me sembra di bere troppo poco
Son en bastian contrari / Sono un bastian contrario
E nin bevi aposta en lez / E ne bevo apposta un sacco
E can che fon a pache don come dar al ors / E quando faccio a botte do come non ci fosse un domani
E se giai en cortel scorteli nfin che no l'è bous / E se h un coltello accoltello finché non perde l'affilatura

I ma dit che son en stronz / Mi hanno detto che sono uno stronzo
En bastardo senza cuèr / Un bastardo senza cuore
Ma mi el cuèr el giai / Ma io il cuore ce l'ho
E l'hai ligià su col fil de fer / E l'ho legato col fil di ferro
Calchedun ma volest ben, grazie! / Qualcuno mi ha voluto bene, grazie!
L'è che no m'n fon engot / Ma non me ne faccio niente
Ai ancia volest ben a calche feuna / Ho anche voluto bene a qualche donna
Par dies menuti al bot / Per dieci minuti alla volta

Giai en ziro calche fiòl / Ho in giro qualche figlio
Bastardi come mi / Bastardi come me
Propi come mi gi plaserues far en cazzo tut el dì / Proprio come a me gli piacerebbe fare un cazzo tutto il giorno
Ma can che l'è amò not me svegli/ Ma quando è ancora notte mi sveglio
Giai da nar a laoràr / Devo andare a lavorare
Spantezi e sugi fuer le ostie / Ansimo e sudo le bestemmie
Finché no zimi 'l bar / Finché raggiungo il bar

No l'è le bale che me fa mal / Non sono le balle a farmi male
L'è restar ci sgizadi sota sta val / E' rimanere qua schiacciati sotto questa valle

I me dis che bevi / Mi dicono che bevo
Ma no lo sa 'nzun / Ma nessuno sa
La sé che patisi / La sete che patisco

sabato 13 maggio 2017

TETTE DAL FUTURO | Casa da Marta - Coredo (TN)


Perché una volta le chiese erano piene di tette e ora non più?
Perché le donne hanno il seno e le femmine degli animali no?

Perchè alcune donne hanno tre seni naturali?
Come ha fatto un tassista tedesco a fotografare le tette delle sue clienti?
Come si fa a dipingere Donald Trump con le tette?
Come si fa a farsi mandare un messaggio scritto sulle tette?
Perché una ventunenne della Florida si è fatta impiantare il terzo seno?
Solo perché ha visto Atto di Forza?
Perché un giorno la terza tetta andrà di moda?
Perché no?
Le risposte di queste domande te le imparerà (o forse no) la mostra


TETTE DAL FUTURO
Un'esposizione scientifica e pop sull'evoluzione del seno

dalla lontana preistoria al futuro prossimo
CASA DA MARTA - COREDO (TN)
Dal 13 maggio al 18 giugno 2017
Aperta venerdì, sabati e domeniche dalle 15 alle 19
Festa di inaugurazione: domenica 28 maggio h 16-18
O su appuntamento tettedalfuturo@gmail.com

"L'uomo è l'unico primate con un seno permanente, perché è bello da toccare"
Charles Darwin

Nella storia dell'arte le tette sono un leitmotiv, perché sono attaccate alla donna e se vuoi rappresentare una donna ce le devi mettere.
Il loro canone è cambiato nei millenni. Dai seni esagerati delle veneri preistoriche alle forme giunoniche romane, dai seni casti e piatti del Trecento ai seni semplici del Cinquecento, dai seni opulenti del Seicento alla "coppa di champagne" di Madame de Pompadour. Ciò che non è mutato nella storia è la loro quantità. Libere o velate, sono sempre state due, come se non ci fosse modo di immaginarle diversamente. 
Ma ormai possiamo considerarle tranquillamente come le Tette del Passato


Questa collezione prende ispirazione da una scena di Atto di Forza, un action movie del regista olandese Paul Verhoeven tratto da una storia del visionario scrittore statunitense Philip K. Dick. La pellicola è ambientata su Marte nel 2048. Gli abitanti del pianeta rosso sono esposti a radiazioni che provocano mutazioni. Uno dei mutanti è la prostituta Mary che tenta di irretire il protagonista, esibendo un triplice seno, molto apprezzato sul pianeta rosso. Nel 2014 una giovane donna americana ha aggiunto un seno attraverso un intervento di chirurgia estetica, precorrendo i tempi e indicando una via che presto sarà emulata in tutto il mondo.



TETTE DAL FUTURO
è una mostra allestita all'interno della mostra diffusa
La rinascita nelle opere di nove artisti delle Valli del Noce
(Val di Non e Val di Sole)
Sabato 13 maggio – Domenica 18 giugno
Casa de Gentili ~ Casa Campia ~ Casa da Marta ~ Palazzo Morenberg ~ Palazzo Endrici

Una mostra diffusa pensata per unire il passato al presente.

Cinque palazzi coinvolti.

Nove artisti interrogati sul tema della primavera da sempre sinonimo

di rinascita, fertilità, giovinezza…



Espongono

Federico Seppi

Giorgio Conta

David Aaron Angeli
Felix Lalù
Luca Marignoni
Romina Zanon
Bruno Fantelli
Alessia Carli
Elisa Zeni








martedì 21 marzo 2017

Come si scrive un inno (TIFIAMO TRENTO)

C'èra bando per scrivere l'inno dell'AC Trento.
Ce ne sono già due, ma uno è vetusto e l'altro sputtana la squadra, quindi si capisce perché ne vogliono uno nuovo.
Parto guardandomi gli inni.
E gli inni fighio al mondo sono due.
Uno è questo


Ma questo è troppo canzone e poco inno.
L'inno inno più figo è questo.


Che poi l'han sostituito con questo di Emis Killa e Saturnino, che al confronto fa cagare.
Ci ho pensato un po' e poi sotto la doccia mi è venuto in mente il ritornello.
Provo a cavarne gli accordi ma faccio fatica.
Mi accorgo cvhe in qualche modo l'incedere della canzone è uguale all'incedere di questa
(che, peraltro, è una super canzone).


Tiro fuori gli accordi dell'accompagnamento (due in tutto, come Arbore),
uso le stesse anche per la strofa, ma accelerate.
Perché il ritornello è come il maiale, non si butta via niente.
Butto giù la melodia della strofa.
Registro la canzone a casa.
La mando a Jacopo e gli propongo di arrangiarla insieme.

mercoledì 8 febbraio 2017

BRACCIA STRAPATE ALL'AGRICOLTU' (ep 2006)

(Questo post doveva uscir qualche mese fa, ma me lo sono dimenticato lì) 

 
Nel 2006 i Piccolo Male Puro non c'erano più. Dopo un ep di quattro canzoni avevamo un disco pronto da registrare che ci sembrava una bomba. Morto il gruppo, non valeva la pena farlo con qualcun altro. Quelle erano le nostre canzoni. Non avrei mai suonato quella roba lì con altra gente. Se avessi conosciuto la quantità di musicisti che conosco oggi avrei proposto subito a qualcuno di formare un'altra band, diversa. Ma vivevo a Trento, non conoscevo nessuno, e mi piaceva suonare. Anzi suonare neanche così tanto. Mi piaceva fare le canzoni. Avevo una chitarra classica comprata dieci anni prima e mai imparata. Forse un paio di volte l'avevo pure accordata, ma non credo di essere mai andato oltre Come As You Are, che era la Smoke On The Water dei Novanta.
Ero tornato da poco dalla Spagna, dove avevo incontrato la patchanka e il flamenco (e il flamenco hiphop). Carlitos, un amico spagnolo (che ora suona la chitarra qui) mi aveva insegnato come fare il levare del reggae mentre guardavamo i maiali mangiare. Mi sembrava il modo di suonare più semplice del mondo. Ci potevi suonare tutto. E tutto suonava solare.
Ho scoperto l'esistenza dei programmi di registrazione scaricabili a tradimento e mi son messo a registrare le canzoncine che suonavo a casa. Con un microfono da ufficio. Facevo un sacco di sovraincisioni senza curarmi dei rumori di fondo. Non mi interessava che suonassero bene, mi interessava che uscissero da delle casse, invece di sbattermi a suonarle.
In qualche modo, avevo uscito il disco.
 Un po' reggae, un po' Piccolo Male Puro, un po' (coro della) montagna.
Non poteva che chiamarsi BRACCIA STRAPATE ALL'AGRICOLTU'

lunedì 9 gennaio 2017

Ho fatto un video per i Supercanifradiciadespiaredosi

Non so se nella vostra zona c'è un gruppo che è sia il più vecchio (in termini di età anagrafica e longevità della band) che il più figo (in termini di proposta musicale, di etica del fare l'arte, di cazzutaggine del live).
Qua in Trentino ce l'abbiamo e si chiamano Supercanifradiciadespiaredosi.
Ho avuto la fortuna e l'onore di assistere le loro prove e al loro processo compositivo due volte a settimana per almeno un anno e mezzo, ho cantato in un paio di pezzi di un loro disco. Volevo tantissimo fare parte del gruppo, ma la cosa non funzionava, quindi mi hanno (giustamente, a posteriori) pisciato dal gruppo. Il giorno dopo ho comprato una chitarra acustica di seconda mano ed è nata La Piccola Orchestra Felix Lalù. Probabilmente è stato un bene per tutti (noi).
Cmq l'altro ieri, dopo anni, cambi di lineup e vicissitudini è finalmente uscito un pezzo nuovo (che anticipa l'album nuovo, Geni Compresi). Dico finalmente perché è veramente finalmente.
Con grande onore ho montato un video raccogliendo spazzatura su youtube (io lo chiamo "blob", Boris l'ha definito "cut-up borroughsiano smarzo", me lo tengo volentieri) sul tema Lapponia/neve/fret e con mezzi davvero poco potenti, quindi niente tagli veloci epilessogeni non per scelta, ma per impotenza.
Eccolo.

giovedì 22 dicembre 2016

Le tette del 2016 sono solo l'inizio

Non so perché, ma questo per me è stato l'anno delle tette.
Ho scritto ben due canzoni sulle/colle tette.
Questa per me



Questa per gli Ananda Mida 



Già che c'ero, per il Natale di quest'anno ho preparato dei disegni a pennarello con un unico soggetto, le tette della squillo di Atto di Forza.

Sigla


Eccole.
(A breve altre novità sul tema)



lunedì 5 dicembre 2016

Da qualche tempo canto negli Ananda Mida

Da qualche mese canto negli Ananda Mida (pagina fb). 
Che siamo questi qua

E' successo che loro avevano già il disco strumentale pronto (che era una bomba già così, peraltro). Ma volevano di più. A ferragosto Pablo mi manda le tracce, con la consegna di cantare in inglese e testi positivi (perché il disco fa parte di una trilogia diciamo hegeliana che il primo è positivo, il secondo negativo che non voglio sintetizzare, ma eccetera). In due settimane ne scrivo sei (probabilmente le due settimane più produttive della mia vita). La settimana dopo Pablo mi chiama e mi dice fighe vieni a registrarle. La settimana dopo scendo agli studi Go Down a Savignano sul Rubicone e le registro (e conosceo anche Max e Ale, che avevo visto negli OJM anni fa ma che non conoscevo). Così divento uno dei cantanti degli Ananda Mida. Figo no?
Il mese successivo faccio due concerti con loro a Innsbruck e Zero Branco (TV). Così, senza prove, solo sapendo le canzoni, sulla fiducia. Vanno bene e mi hanno aggiunto al gruppo Watsapp del gruppo, che vuol dire che fai parte del gruppo.
Cantare in un gruppo è figo perché non fai un cazzo. Al massimo carichi e scarichi gli strumenti. L'unica sbatta è aspettare che tutti gli altri musicisti facciano il soundcheck e poi salire per dire SaSa, sì mi sento nella spia e poi scendere. Poi sali sul palco, canti, sudi, poi scendi. Niente da montare, niente da smontare. Avevo sempre sottovalutato che pacchia sia fare il front man. Bella vita, ve la consiglio.
Poi negli Ananda Mida ci suonano musicisti coi controcazzi, oltre che bella gente.
Venerdì scorso è uscito il disco, che si chiama ANODNATIUS ed esce per la Go Down Records.
Tutti i titoli sono ispirati a "I racconti di Belzebù a suo nipote" di Georges Gurdjieff, una specie di professorone ballerino magnamusli che mi sono ripromesso di leggere e che Pablo, il chitarrista, sostiene che sia una figata, anzi "ti cambia la vita".

Prima siamo usciti con questo video della mia canzone KONDUR, che parla di uno che sta in piscina e sta benissimo ma vorrebbe ancora di più. In particolare, nuotare in una piscina fatta tutta di tette. Lo pensate sempre anche voi quando state in piscina vero?


Qui invece ascoltate tutto il disco (ora c'è il cd, poi a febbraio arrivera il vinile)


Le altre che ho scritto io sono:
ANULIOS
Che parla del complicato rapporto tra il sole e la luna.
ASKOKINN
E' la canzone sexy. Parla del profumo di una donna e dell'incapacità di toglierselo di dosso (o dalla mente)
OCCASION
Parla della possibilità di fare e rifare cose eccitanti col cellulare invece di andare in discoteca, ma non si capisce, perché certe parti son state cancellate ;)

Poi in concerto potrete sentire anche la mia versione (nel senso che nel disco sono state preferite le canzoni dell'altro cantante Filippo, che sono obiettivamente fighe) di
HEROPAS
Che parla di come far girare bene una serata
LUNIA
Parla di un gruppo di maschi che vanno a troie, perché il nome originale della canzone era, appunto, Puttantour

Ecco, suoniamo
il 30 dicembre al Sidro, il quartier generale della Go Down a Savignano sul Rubicone.
Altre date per il 2017 in arrivo!

sabato 15 ottobre 2016

No no no che no ai vist l'ors, la cover del premio Nobel





Un paio di anni fa c'è stato un periodo in cui l'orso e il Progetto Ursus erano molto discussi. 
In quel periodo ho scritto questa canzone che parla di una storia assurda e postmoderna su uno che ha incontrato l'orso. Ho fatto il video e lo tenevo lì nella speranza che prima opoi l'orso facesse qualche altro danno, ma probabilmente poi l'orso ha scelto di manetnere un basso profilo, e non si è più fatto vedere.
Ora che Dylan ha preso il Nobel, lo tiro fuori, perché son stufo di aspettare. 
Eccolo.
Sotto il video il testo con la traduzione.
Per la traduzione delle didascalie in noneso nel video, dovrete chiedere a un amico che mastica.



NO CHE NO AI VIST L'ORS
(Cover di Bob Dylan/Guns'n'Roses/Katy Perry)
Testo di Felix Lalù con traduzione in italiano

Sul ziornal de sta domàn/Sul giornale di oggi
Su chei de l'an pasà e de chest'an/Su quello dell'anno scorso e di quest'anno
No se sa se l'è pu le os che le nos/Non si sa se crederci o no
Ma no se parla auter che de l'ors/Ma non si parla altro che dell'orso

Ma no che no ai vist l'ors/No, non ho visto l'orso

L'auter dì son nà sul mont/L'altro giorno sono andato nel bosco
No te nmazines nancia, ai encrosà l'ors/Non ci crederai, ho incrociato l'orso
El el mà vardà, mi l'ai vardà/Io l'ho guardato, lui mi ha guardato
Po' mi son na de cà, el l'è nà de là/Poi io sono andato di qua, lui di là

Son pasa zo ala malgia de Vervò/Sono sceso alla malga di Vervò
No gi credevi l'ai encontrà amò/Non ci credevo, l'ho incontrato di nuovo
Ai ciargià la dopia e g'ai sbarà/Ho preso la doppietta e l'ho sparato
L'hai porta a ciasa e l'hai magnà, e l'era bon/L'ho portato a casa e l'ho mangiato
E l'era bon/Ed era buono

Ma no che no ai vist l'ors/No, non ho visto l'orso

Sas el bel che che l'è/Sai cos'è il bello?
De la testa e el pel ai fat en tapè/Con la testa e il pelo ho fatto un tappeto
Cole giambe doi bele peze de speck/Con le gambe due speck
E col sacét ai fat en sacét/E con lo scriotot ho fatto un sacchetto

Ades la zent che veign a ciasa/Adesso i miei ospiti
La me domanda ndo che ai tuet tuta ca roba /Mi chiedono dove ho preso tutta sta roba
E mi sai che dirge/E io non so cosa dire
Perché no puedì dirge che ai copà e magnà l'ors/Perché non posso dire che ho ucciso e mangiato l'orso
Gi digi che l'ai crompà sul internet su orsi.com/ Gli dico che l'ho comprato su orsi.com

Ma no che no ai vist l'ors/No, non ho visto l'orso

Gi vuel nar en zo/Bisogna andare in su
Gi vuel nar en su/Bisogna andare in giù
Mi no sai 'ngot/Io non so niente
Ci no lo sa 'nzùn/Qua non lo sa nessuno

Atenti de dì/Attenti di giornio
Atenti de not/Attenti di notte
Segur no l'è pu/Di certo non son più
I bos-ci de'n bot/I boschi di una volta

Gi vuel nar en cà/Bisogna andare di qua
Gi vuel nar en là/Bisogna andare in là
Mi no sai che far/Io non so che fare
Se nar o se star/Se andare o restare

Se vues veder l'ors/Se vuoi vedere l'orso
E no farte mal/E non farti male
G'è el Dr. Berfaiter/C'è il Dr. Berfaiter*
Crompete el spray/Comprati lo spray

Ma no che no ai vist l'ors/No, non ho visto l'orso


*Per una disamina dello spray anti-orso del Dr. Berfaiter leggasi:
http://franzmagazine.com/2014/09/26/dott-berfaiter-spray-anti-orso/
https://it-it.facebook.com/berfaiter/
http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/trento/cronaca/2014/09/06/news/il-dottor-berfaiter-e-lo-spray-anti-orso-1.9886475


L'avevo fatta live l'anno scorso al concorso Os Dal Nos.
La canzone parte a 0.33.

giovedì 14 luglio 2016

DISCO (La canzone sul matrimonio)



Quattro anni  fa a quest'ora mi sposavo con la Fra.
Per l'occasione lancio il video di DISCO (La canzone sul matrimonio).
Parla di un dj che si sposa una tipa conosciuta in discoteca.
E' evidente che non gli è andata bene come a me.

Ecco il testo

Felix Lalù


DISCO

Quando le ho chiesto la mano
Ero fatto come un caimano
Quando le ho dato l'anello
Non ci stavo con il cervello

Il problema è che la soluzione è anche il problema
Il problema è che il problema è anche la soluzione

Vado in disco
Metto il disco
Regredisco

Il matrimonio è così:
Una banana nello scappamento di una macchina che sgasa
Il matrimonio è così:
Io ti do un bacio e tu mi porti via la casa
Ho sprecato un bidet
Quella sera ho sprecato un bidet
E sprecare un bidet
È la cosa peggiore che c'è

Vado in disco
Metto il disco
Regredisco

Il problema è che il problema è anche la soluzione



venerdì 10 giugno 2016

Anita QuattroEver #21 LO SPORT NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE (SPECIALMENTE QUELLA DELLE CRIATURE)

 
Anita QuattroEver #21

LO SPORT NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE (SPECIALMENTE QUELLA DELLE CRIA
TURE)

Ci sono dei vizi che alla lunga fanno male. A riguardo il mio pensiero è allineato a quello del nonno di Little Miss Sunshine. In breve, il nonno di Little Miss Sunshine sniffa eroina, perché gli va. Mai stato un tossico, nè tantomeno un utilizzatore, ma adesso gli va. Il figlio lo sgama, lo riprende come un bocia e lui si incazza zittendo tutti con un ragionamento perfetto. Riporto tutto il dialogo perché non manca di logica:
Sheryl (la nuora) : Si è messo a sniffare eroina.
Frank (il figlio) : Come? Sniffavi eroina?
Nonno Edwin: Sono vecchio!
Frank: Ma quella roba ti uccide.
Nonno Edwin: Lo so, non sono scemo. E tu [al nipote], stanne lontano, quando si è giovani è da pazzi farsi quella roba.
Frank: E tu, allora?
Nonno Edwin: “Io” che? Io sono vecchio, quando si è vecchi è da pazzi NON farlo.


lunedì 4 aprile 2016

Anita QuattroEver #20: CUBO D'ORO®, L'UNICA SALVEZZA PER NOI GENITORI

Anita QuattroEver (Blog di PAPARISMO SPINTO) #20
CUBO D'ORO®, L'UNICA SALVEZZA PER NOI GENITORI
In cui si illustra la trovata del dr.Berfaiter e della Provincia autonoma di Trento per ridare un po' di respiro a questi disgraziati chiamati genitori.

 

Bonucci ha scavallato i due anni e mezzo. E’ stata una sbatta condita di grandi soddisfazioni e sonno, grande sonno. Dall’essere un “essere fondamentalmente inutile” (il che si evince da alcune delle precedenti disquisizioni: qui, qui e qui), adesso Bonucci (sul perchè mia figlia venga chiamata così, leggasi qui) è una piccola bambina: si muove liberamente, coniuga tanti verbi (il migliore è “vieno” per “vengo”), esprime desideri con garbo, descrive il mondo e prende in giro. Certo è ancora molto corta, come è giusto che sia. Non differenzia ancora bene la F dalla Q (dice “afua”, per acqua, così come “fuà”, “fuando”, “fuattro”), per lei “ieri” è un momento indefinibile nel passato e sono sempre le dieci a qualunque ora del giorno (fino a qualche settimana fa erano le “setteotto”, tuttattaccato). Ma ci sono stati momenti in cui ho rimpianto la solitudine.
In quei casi avrei fatto volentieri come mia zia.

Continua a leggere su Franz

martedì 29 marzo 2016

Anita QuattroEver #19: LA PANZA DA PADRE

Anita QuattroEver #19
LA PANZA DA PADRE

In cui si svela che la gravidanza è una malattia così radicale che ammala di panza anche i padri. 

 

Alle superiori ero magrissimo. Ero la persona più magra che conoscessi, esclusi i boci dell’Africa. Mi si vedevano le costole attraverso la pelle. Le braghe strette che andavano allora mi erano comunque leggermente larghe. Avanzavo sempre un sacco di lacci di scarpa. Quello che mi distingueva dai boci dell’Africa è che loro avevano la panza e io no. Da adolescente sognavo la panza. Non quella dura dell’Africa, quella molle era la panza da uomo, e io ero un bocia cresciuto (per di più molto simile a un bocia dell’Africa). I miei amici più post-adolescenti avevano la panza e io no. Loro avevano le maniglie dell’amore e io non avevo nè le maniglie nè l’amore. Poi l’amore l’ho trovato, mi mancavano le maniglie dove questo amore potesse aggrapparsi.

martedì 15 marzo 2016

Oggi esce COLTELLATE D'AFFETTO. Ascoltalo in streaming. Scendilo gratis.

Felix Lalù 
COLTELLATE D’AFFETTO
(DreaminGorilla / Riff Records /La Ostia 2016)






Una canzone sulla rivolta e una sull'estate, una sull'amore e una sul ricco Nordest, una sul matrimonio e una sul cantautore, un singolone e un testo impegnato, l'inno di un partito e un messaggio per un figlio, la vera storia delLa Canzone Del Sole e la storia finta di mio nonno che incontra il Diavolo. Un disco pieno sulla gente: gente col disagio, gente che prende il sole, gente che prende botte, gente minorile, gente drogati, gente di Milano, gente che spacca tutto, gente che se la mena, gente che lavora, gente che lavora le mele in Val Di Non, gente straniera che suona, gente straniera che nuota, gente che violenta, gente che fa del male a fin di bene, un sacco di (morti) male, i cantautori e gli zombi. Un paesello del disagio cantato dal giullare di corte sordomuto.


TESTI: Felix Lalù. 
Eccetto:
“Tutti quanti vogliono sembrare meglio”: Felix Lalù, Johnny Mox
“Omar è nero”: Mogol, Felix Lalù
“Vai vai”: Felix Lalù, Bill Hicks (“It’s just a ride”) 
“Pulp Alpestre”: Marco Fiemozzi

MUSICHE: Felix Lalù
Eccetto: 
“Tutti quanti vogliono sembrare meglio”: Johnny Mox

CREDITS 
(in ordine di apparizione)
Felix Lalù
chitarra, voce, cori, kazoo, schiocchi, kaossilator, fischi, piattini, maracas, stilofono beatbox, bicchieri, spada laser, fischietto per uccelli, sax di plastica, thunder drum 
Jacopo Broseghini
Basso in “I gruppi americani”, “Dinamita”, “Gino”, “La coscienza sociale ai tempi di internet” Mani in “Cosa darei” Cori in “Cosa Darei”, “Gino”, “La coscienza sociale ai tempi di internet”, “Vai vai” Schiocchi e metallofono in “È il mio amore mio e si chiama Francesca” Chitarra in “Gino”, “La coscienza sociale ai tempi di internet” Flauto dolce in “Omar è nero” Moog in “Tutta Shanghai”, “Vai vai” e “Pulp alpestre” 
Johnny Mox
Beatbox, organetto, voce in “Tutti quanti vogliono sembrare meglio” 
Elli De Mon
Voce in “La coscienza sociale ai tempi di internet”, Chitarra e voce in “Tutta Shanghai” 
Iacopo Candela aka Candirù
Guitalele, mani e cori in “Cosa Darei” 
Simone Floresta
Voce in “Cosa Darei” e “Gino” 
Sons of Anarchy (Puntata 5x11)
spezzone in “Gino” 
Francesca Padovan
Voce in “È il mio amore mio e si chiama Francesca” 
Gianni Mascotti
Tromba in “Dinamita”, Flicorno in “Gino” 
Phill Reynolds
Voce in “Dinamita” 
Tiziano Caio Mattivi
Voce in “Vai vai” 
Michael “Pero” Pancher
Batteria in “Pulp alpestre” 
Mirko Marconi
Chitarra in “Pulp alpestre”

PRODUZIONE ARTISTICA: Felix Lalù, Jacopo Broseghini. 
Eccetto: “Tutti quanti vogliono sembrare meglio”: Felix Lalù, Jacopo Broseghini, Johnny Mox

REGISTRATO E MISSATO tra novembre 2014 e dicembre 2015 presso lo Wankers’ TBSOD Studio a Vigolo Vattaro da Jacopo Broseghini

GRAFICHE: Felix Lalù